Vittorio Ricchetti ha presentato una larga, svariata gamma di connessioni storiche e culturali con l’Italia al museale di Southend. 

Il Priorato del dodicesimo secolo è parte di una rete europea di monasteri dell’Ordine di Cluny e appartiene tutt’ora alla Federazione di Cluny. 

I romani, di molte razze, si stabilirono nel Kent, a Londra e Colchester e le popolazioni locali si romanizzarono e ci sono degli oggetti che illustrano la loro vita giornaliera. C’era un accampamento a Wickford, dove gli scavi rivelarono molte monete romane. A Leigh si trovò un’anfora per vino o olio. C’è pure uno spillo per chiudere i vestiti. Ci sono piatti e ciotole di color rosso provenienti dalla Germania e Francia. 

L’età moderna è rappresentata da oggetti di grand’interesse. Del primo Novecento c’è un busto di Jacopo Epstein della Marchesa Casati Stampa, che raffigura una donna stravagante, conosciuta per le sue balle in maschera, i suoi animali e come femminista che organizzò una ‘colonia libera’ a Capri nell’epoca fascista. 

La ditta EKCO che fabbricava radio a Southend esportava i suoi prodotti in vari paesi con nomi cambiati. In Italia si chiamavano autobox e i genitori di Vittorio hanno riconosciuto il nome – “ma sì, tutti in paese avevano l’autobox!” 

Il museo ha un archivio di foto della famiglia Rossi, famosa per i suoi gelati. Vittorio ha passato foto delle gelaterie e del personale. I Rossi erano parte della diaspora italiana dei primi decenni del Novecento in poi. Durante la Seconda Guerra Mondiale componenti della famiglia furono internati sull’Isola di Wight oppure furono prigionieri di guerra che lavorarono sulle barricate del Lungomare di Southend. 

Grazie Vittorio di una presentazione ricca di informazioni dotte e spesso spiritose su Southend e l’Italia lungo gli anni. Alla prossima!